Kathmandu – Day 3

Non abbandono le buone abitudini e punto la sveglia alle 6.15 e 6.30. Dobbiamo essere pronti per visitare Bakthapur alle 8, con già la colazione fatta. Il tempo di fare la doccia, mangiare un toast, uova sbattute e frutta che arrivo all’appuntamento al pelo. Sono stato bravissimo. Il ritardo era abbastanza scontato e invece…Bakthapur è una delle zone più colpite dal terremoto dello scorso anno. Girando per le vie principali trovi molti palazzi storici tenuti su da puntelli di legno, mentre nelle vie secondarie su trovano ancora i cumuli di macerie. Ma si trovano soprattutto grossi mucchi di mattoni perfettamente allineati, che aspettano di essere usati per la ricostruzione.

Conosciamo la nostra guida, Kiram, che resterà con noi fino alla fine del soggiorno. È simpatico e parla bene italiano. Ci spiega che ha studiato italiano in Nepal e poi per è stato sei mesi in Italia per studio, a Milano, Venezia e Torino.

Partiamo con la visita della città. Bakthapur ha perso molti dei suoi palazzi più caratteristici che stanno venendo lentamente ricostruiti. È stata città reale insieme a altre due e per tanto ha una piazza reale e numerose piazze minori. Le religioni che si mischiano e si fondono qui sono il buddismo, l’induismo è una terza religione indiana. Troviamo esempi di costruzioni religiose ovunque, letteralmente. In India un proliferare simile di altari, templi, e immagini sacre o luoghi sacri non li avevo trovati con tale concentrazione. Kiram ci istruisce a dovere spiegandoci molto della religione induista e mostrandoci palazzi e templi. Colpisce molto la presenza di pagode per le divinità induista, spesso adornate da figure ispirate al kamasutra. La figura della pagoda l’ho sempre associata al Giappone, invece sembra sia partita da qui.

Bakthapur bella e disperata. Ad ogni angolo, ad ogni svolta, le macerie e la ricostruzione ti fa da monito di cosa ti sei perso a non averla visitata prima. Sento chiara una voce che mi dice: “Dovevi venirci due anni fa, scemo!”. E quella voce, purtroppo, ha ragione da vendere.

Entriamo a visitare il palazzo reale, a visitare una officina dove producano la carta di riso, saliamo un paio di templi a pagoda e giriamo per la città.

La città si sta risollevando dal terremoto dello scorso anno, ma con fatica e lentamente. Merita di essere visitata, ma andava fatto due anni fa.

Concludiamo la visita trovando un money change e recuperando le valige per andare a Patan. Non avremo Wi-Fi per almeno 48 ore, quindi lascio due messaggi per lavoro e per i miei per avvisarli e partiamo.

Sul pullmino mi addormento, ma non prima di avere visto qualcosa delle campagne, con terrazze e campi di grano. Dopo quasi 20 minuti mi sveglio per i dossi che il pullman sta affrontando. Uno mi fa prendere una craniata. Quando arriviamo sono completamente sveglio.

Qui a Panauti svolgeremo la nostra esperienza di homestay. In pratica saremo ospiti di una famiglia local con la quale mangeremo, fare una lezione di cucina, danzeremo e socializzeremo. Il progetto è molto bello, qui partecipano una quindicina di famiglie e noi siamo ospiti di quattro di esse. Io e Fabio decidiamo di separarci. In questo modo la nostra esperienza di duplica e sono tranquillo perché va nell’unico gruppo di tre con il coordinatore. Io finisco con Matteo, una ragazzo di Perugia molto simpatico e veniamo ospitati da quello che definiscono “Il Generale”. Lo seguiamo fino a casa sua, un palazzo di tre piani, dove al piano terra c’è il suo negozietto di alimentari. Sul retro ha un orto e al secondo e terzo piano ha due terrazzi.

Ci mostra la nostra camera che è spaziosa e accogliente. Ha un letto matrimoniale è un singolo. Vinco il matrimoniale al gioco a Matteo e ci sistemiamo e conosciamo il nostro ospite. Il Generale si chiama qualcosa come Han, è un ex artificiere dell’esercito nepalese. Era Luogotenente (non Generale) e ha ricevuto numerose medaglie tra cui una all’onore per aver salvato 90 persone da un attacco terroristico. Ha partecipato a numerose azioni con le Nazioni Unite e fino a che il progetto era attivo supervisionava la bonifica dei campi minati in Nepal. Ora il Nepal è landmine free. Parola del Luogotenente Han.

Insomma, sto a casa di un eroe. Ed è gentilissimo, disponibilissimo e con una bella casa, per quanto all’apparenza spartana.

Ci propone un pranzo a base di Dhal, riso, patate e altre verdure poco chiare. Tutto ottimo e assolutamente non piccante. Ci offre acqua in bottiglia sigillata, sapendo che noi occidentali preferiamo quella.

Parliamo un po’ di noi, di lui, delle nostre famiglie e del Nepal. Io sono già innamorato di questa esperienza. Il mio inglese è pessimo e tartaglio sbagliando i verbi, il suo inglese è pessimo e non sa pronunciare il th ma usa la p.

Ci intendiamo perfettamente e ci ripetiamo le cose sempre sorridenti. Mai sentito così a mio agio a parlare male inglese.

Dopo un paio di ore ci ritroviamo con il gruppo e Kiram per un giro della città. Ci sarà una festa dove dei danzatori indosseranno 9 maschere della dea Parvati (si scriverà così?) e oggi che una piccola cerimonia in cui vengono fatte offerte alle maschere. Andiamo a vedere ed è una piccola bolgia. Donne in abiti tradizionali e questi danzatori a viso scoperto che sono tutti brutti di viso, ma splendidi nel loro vestito da cerimonia che portano con evidente orgoglio.

Ci spostiamo e giriamo per il resto della città, passiamo un ponte sospeso e poi andiamo in un tempietto dove si venera Shiva con musica e canti. Perdiamo il senso del tempo e va a finire che torniamo dal generale che è tardi e la lezione di cucina ci salta. Ma c’è tempo per un aperitivo in terrazza a cui io e Matteo non diciamo no (oh, è un eroe, è un onore fare aperitivo con lui).

Consumiamo la cena e chiacchieriamo fino alle nove quando il nostro programma prevede una serata di balli tipici in un’altra casa. Li troviamo anche altri ragazzi locali e tra musica internazionale e nazionale (e qualche birra) facciamo una super festa.

Fino alle 10.30.

Si, qui in Nepal le 10.30 è notte tarda e non si può fare casino. Ma siamo tutti felici e sudati, ci siamo divertiti da matti.

Il generale ci riporta a casa e in men che non si dica siamo a nanna. Domani sveglia alle 6.30.

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