Doctor Strange

Sono sincero. Tra tutti i supereroi Marvel, Stephen Strange non era nella lista di quelli fighi. Quella sua aura di misticismo un po’ hippie non mi ha mai attirato, anzi, dato che ho sempre propeso per la scienza, mi tenevo un po’ a distanza. Per cui quando nella Timeline Disney/Marvel ho trovato un film sul mistico dalla cappa rossa, mi sono detto “meh!”.

Poi salta fuori che sarà Benedict Cumberbatch a interpretare Strange e sappiamo che oltre ad essere un attore superlativo (sogno di vederlo un giorno in una pellicola insieme a Tom Hardy), è anche uno che sta molto attento ai film da interpretare. Insomma, non basta sganciargli montagne di paperdollari. A questo punto mi sono detto: “uhmm!”.

Infine escono i trailer con tutti quegli effetti alla Inception di palazzi che si accartocciano, armi a forma di dischi luminosi e delle specie di ninja che combattono. Una roba a mio avviso orrenda. Con troppa CGI bella ma troppa. La mia fede nel giusto giudizio di Cumberbatch vacilla.

Questo fino a ieri sera.

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Il film inizia sobrio, mostrandoci il Dottor Stephen Strange come un uomo di scienza, brillante, ricco e assolutamente pieno di se. Viene anche dato un riferimento temporale rispetto a tutte le altre pellicole marvel, quando in auto si rifiuta di curare un colonnello dell’areonautica con spina dorsale spezzata a causa di un incidente con una arma sperimentale (nessuno ricorda il povero James Rhodes dopo Civil War?).

La prima spiegazione del mondo magico ci mostra un trip da acido fenomenale. Visivamente bello, non ne vedevo uno così da Asterix e la Pozione Magica (che da bambino mi angosciava non poco…).

Ma il vero punto di forza della pellicola, oltre all’azione che non cala mai, è la teoria e la filosofia legata alla dimensione temporale. Si sente che c’è stato un lavoro di riflessione sul tempo, il misticismo, l’eternità e i loop temporali. Questo è uno dei motivi per cui lo riguarderò volentieri. Non sono sicuro di aver colto tutti gli aspetti con la singola visione di ieri, ma ho avuto l’impressione che ci fosse molto di più sotto.

Se invece vogliamo proprio trovare una pecca… ecco. Avrei evitato di rendere il cattivo della pellicola come un un fan sfegatato di David Bowie.

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Alla fine Benedict ha avuto ragione, ha scelto bene, partecipando ad un film marvel sopra la media (almeno degli ultimi), forse più sperimentale e per questo anche più bello e curioso.

Info tecnica: sono due le scende dopo i titoli di coda. Rimanete seduti fino alla fine!

 

PS. Uscendo dalla sala, ci siamo domandati. Ma quando sarebbe bello un “Harry potter e i doni della Morte Vs. Doctor Strange e le reliquie superfiche”? Perchè dai, il Mantello della Levitazione batte alla grande quello dell’Invisibilità. Ma non sono sicuro batta il mantello di Spawn, quello credo di no.

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