Cambogia – Day 5

Si, abbiamo fatto letteralmente il dritto.

Riesco giusto a tornare in camera a cambiarmi per poi trovarmi nella hall con gli altri. Sono completamente rincoglionito dall’after e nel prendere su la mia roba, dimentico il biglietto di accesso al sito. Me ne accorgo solo quando sale il controllore sul pulmino per verificarli. E da qui parte una piccola avventura.

Sono l’unico senza biglietto e il pulmino non torna certo indietro per me. Scendo e l’idea è quella di trovare un tuk tuk che mi porti indietro e poi all’Angkor Wat. Il controllore, intuisce cosa mi è successo e mi dice che per 7 dollari mi porta uno che conosce lei (si, era un controllore donna). Ok, grazie, perfetto. Inizia a parlare con una guardia del sito, in divisa a cavallo di uno scooter che era più piccolo di uno Zip. Pensavo lo stesse salutando, mentre mi accompagnava al tuk tuk e invece era la guardia il mio trasporto! Risultato, mi siedo dietro sullo scooterino e mi porta all’albergo. Ora, immaginatevi, io, alto quasi due metri, seduto dietro su uno scooter, che mi tengo aggrappato alle spalle di una guardia cambogiana che mi sarà arrivata forse a metà petto, bella scena, eh? Per di più sfrecciava incurante di tutto e tutti nel traffico del mattino a Siem Reap (che a quell’ora è abbastanza intenso per tutti i turisti che vogliono vedere l’alba sull’Angkor Wat), con io che congelavo dietro di lui, perché ovviamente ero in maglietta e camicia. Unica nota positiva, quando raggiungo gli altri al tempio, sono completamente sveglio.

C’è una marea di gente. Tutti stipati e appiccicati tra loro nel punto dove viene meglio fare le foto. Ma c’è nuvoloso e lo spettacolo atteso non si manifesta. La luce aumenta, ma i contorni non si colorano di arancione. Tutta quella gente, poi, fa perdere magia al momento.

Ci accodiamo per salire sulle guglie dell’Angkor Wat. Questo è uno dei momenti più brutti del viaggio. Stando in coda, la stanchezza e il sonno inziano a prendere il sopravvento e stando in piedi, inzio ad addormentarmi, inizio a ciondolare e quando sto per sbilanciarmi, mi sveglio di soprassalto. Avviene diverse volte. E ogni volta è terribile, una delle più brutte sensazioni mai provate. Avere sonno e non poter/riuscire a dormire, è una tortura. Non farò mai più un after in vita mia!

Torniamo al pulmino, che dopo un’ora (di sonno,per me, grazie al cielo!), ci porta a Kbal Spean dove abbiamo un primo assaggio di trek nella jungla per andare a vedere dei bassorilievi nella vegetazione. La seconda tappa è il piccolo tempio di Banteay Srei. La caratteristica qui è l’intaglio delle pietre, finemente lavorate, che lo rendono un piccolo e affascinante gioiellino.

Giusto il tempo di una breve pausa pranzo e raggiungiamo Preah Neak Poan, molto affascinante per il fatto di essere al centro di un enorme acquitrino. Per raggiungerlo dobbiamo prima percorrere una stretta lingua di terra e poi una lunga passerella in legno, dove possono appena passare due persone affiancate. Ogni tanto viene paura di cadere di sotto.

Sono le 16.30 quando decidiamo di rientrare in albergo per andare a cena presto, ma non prima di essere andati a fare un salto ad un monastero buddista. Niente a che vedere con la magia di quelli nepalesi purtroppo.

L’idea per la serata è quella di andare a mangiare in un posto dove facciano gli spettacoli di danza khmer. Chiediamo in hotel dove ci prenotano un tavolo in un locale in centro. Quando ci arriviamo, scopriamo essere il Temple, dove al secondo piano fanno servizio ristorante. Lo spettacolo inizia poco dopo il nostro arrivo ed è carino. La loro danza, in costumi tipici, serve a raccontare storie, spesso miti, della tradizione. Come quella di un cavallo bellissimo, conteso tra un demone e una divinità, o un giovane pescatore che si innamora di una bella coltivatrice di riso e cerca di conquistarla. La cena vola via in un lampo, anche grazie al miglior Amok di tutta la vacanza, cucinato con gamberone e servito nel cocco.

Ci sarebbe la possibilità di rimanere a fare serata al piano terra, dove la musica tamarra è sparata ad alto, volume, ma non ce la posso fare. Finisco addormentato in men che non si dica.

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