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Vorrei presentarmi a voi, ma mi viene difficile. Una volta mi chiamavo Theia, ma ho abbandonato quel nome da oramai molto tempo, accettando quello con cui voi mi chiamate,Luna. Si, sono il satellite naturale del vostro pianeta, la Terra. Ho effettuato poco più di quattro miliardi e mezzo di rotazioni intorno alla mia stella, il Sole, da quando sono nata. Sono vecchia, ma la mia vita è ben più longeva di quella di voi umani che popolate la Terra. Voi e la vostra esistenza siete quasi un battito di ciglia, rispetto alla mia vita. Io probabilmente ci sarò ancora quando voi ve ne sareta andati.
Vi ho visti nuotare nel brodo primordiale, vi ho visti crescere, svilupparvi, evolvere. Avete dominato le altre specie viventi del pianeta e sviluppato tecnologie per migliorare la vostra vita. Grazie solo alle vostre forze, vi siete spinti lontano fino ad arrivare a me, quarant’anni fa. Fino ad allora ero rimasta un sogno per voi, poeti e scrittori erano follemente innamorati di me e del riflesso della luce solare che emanavo nell vostre notti. Ma avete deciso che il sogno andava infranto, in nome del progresso.
Non dimenticherò mai. La mia vita fino ad allora è proceduta tranquilla, ma da quel giorno vissi i tre anni più brutti che mai ricorderò. Ricordo ancora quello strano trabicolo che si posava dolcemente sul mio suolo, e come ci fosse qualcosa di strano, rispetto agli altri aggeggi che avevate spedito da me nell’ultimo periodo. Poi me ne accorsi, c’erano tre umani dentro e avevano intenzione di uscire. Non riuscivo a crederci. Vi avevo sempre osservato, ma non pensavo foste così progrediti, continuavate a ammazzarvi tra di voi, a inquinare il vostro pianeta, a distruggere la vostra natura. Come potevate essere giunti già da me? Poi capii, volevate abbandonare il vostro pianeta. Lo stavate ammazzando e avevate capito che oramai c’era poco da fare, per cui sareste venuti a vivere su di me. Ma sareste stati stretti, molti probabilmente sarebbero rimasti a morire sulla Terra e alla lunga avreste ucciso anche me, partendo poi per un’altro pianeta, e poi per quello successivo e così via.
Per altri tre anni vi vidi arrivare a calpestare il mio suolo, ero terrorizzata, avevo paura della fine che mi avreste fatto fare, non avrei potuto contrastarvi, ma poi, non vi faceste più vedere. Non arrivarono più navette, come le chiamate voi. Mi piazzaste attorno qualche satellite e basta.
Ancora non ho capito perchè? Forse non mi ritenete ospitale: in fondo non sono fatta per essere popolata da forma di vita, non sopravvivereste sul mio suolo, anche se scommetto che i vostri cuccioli si divertirebbero con la mia forza di gravità ridotta.
Forse volevate solo dimostrare a voi stessi quanto siete bravi e quanta conoscenza siete riusciti a raggiungere. Perdonatemi se vi faccio presente che per quanto siate intelligenti, non riuscite ancora a curare tutte le malattie che infestano la vostra razza, non riuscite a evitare le guerre e ad uccidervi tra di voi. E poi, pensate di essere I più intelligenti dell’universo? Guardatevi attorno un po’ meglio gente… c’è chi è più in gamba di voi… e neanche così lontano… relativamente si intende.
Forse vi siete resi conto di come stavate distruggendo la Terra e avete giustamente deciso di concentrare le vostre attenzioni su di lei. In questo caso è stata la scelta migliore, anche se fino ad ora non ho visto miglioramenti, almeno dal mio punto di vista.
Cari umani, siete una razza giovane, dalla grande capacità di adattamento, una prerogativa fondamentale per potere viaggiare nell’universo e conoscere le altre forme di vita che si celano tra i miliardi di galassie che compongono il cosmo. Ma proprio della giovinezza avete anche i difetti, la sfrontatezza, l’intemperanza e ovviamente l’inesperienza. Crescerete, migliorerete e maturerete ancora, ma cosa più importante imparerete dai vostri errori. Avete grandi possibilità, sta a voi coglierle. Per quanto mi riguarda, io ci sarò sempre, sia che voi ci siate, sia che non ci siate più.

E’ un sacco che non scrivo più. (e riprendo a farlo nei peggiore dei modi… non si inizia mai una frase con “è”). Gli esami e la pigrizia mi hanno tenuto un po’ lontano. Comunque, torno parlando di pirati. Perchè? Ma perchè ne sono circondato… ovunque ci sono pirati, ovunque leggo di pirati, ovunque vedo pirati.
Ok, non mi sono fatto di niente, non ho strane allucinazioni. Vedo di spiegarmi meglio. In questi ultimi 10 giorni (di forte stress universitario) mi sono imbattuto spesso nell’argomento pirati. Prima di tutto, è stata data notizia che arriverà sul mercato videoludico l’ultimo capitolo di Monkey Island. Una saga che mi ha tenuto fissato al pc per un sacco quando ero alle medie. Si tratta di una avventura grafica,con tanto humor, che narra le vicende di Guybrush Threepwood, un giovane che vuol diventare pirata. Se volete documentarvi, c’è wikipedia.
Seconda cosa, ho letto un interessante articolo de “Il Sole 24 Ore” (così faccio vedere che sono anche una persona seria), sul fatto che i pirati non erano degli anarchici tagliagole senza regole, ma che invece avevano un codice e delle regole ferree da rispettare. (ho anche scoperto che il capitano veniva eletto democraticamente). Davvero molto interessante. Se si volesse dare una letta, ho trovato qui una versione.
Terzo, Francesca Follini (devo tornare a chiamarla Doppieffe) ha pubblicato sul suo blog dei bellissimi (o dovrei dire bellissime) schizzi di piratesse su cartoncini colorati. E sono davvero superlativi! Dovrebbe farci una storia, sarebbe bella…
Quarto, mi sono ricordato che esiste un “Talk like a Pirate Day”. Si un giorno del “Parla come un pirata” (ribattezzabile anche come bevi come una spugna). Io ricordavo fosse in estate, ma poi cercando in rete, ho scoperto essere il 19 Settembre, per cui c’è tempo.
Cinque, sei, sette… ecc. Il fatto che i pirati hanno invaso la politica, sopratutto quella europea, con il partito del pirata, che The Pirate Bay (sito di download illegale) sembra verrà venduta a una società privata…tutte cose che dovrei, e vorrei seguire di più… per rimanere informato, si intende.
Insomma ce ne è abbastanza di che vedere pirati ovunque (e non quelli celebrolesi, glamour e con due dita di matita e rimmel alla Jack Sparrow), quindi vi lascio con una immagine dell’unico vero pirata degno di questo nome , che compare ne “I pirati dei caraibi”.
